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Una norma sul monopattino elettrico non è liberticida: è necessaria!

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Il monopattino elettrico è tornato al centro del dibattito dopo il decesso, la scorsa settimana, di un 13enne a Sesto San Giovanni, vittima di un incidente stradale. Ed è un dibattito molto sentito da parte di chi, da anni, si occupa di mobilità, formazione e sicurezza stradale.

Diciamocelo subito: i monopattini elettrici non sono giocattoli, ma mezzi di locomozione individuali usati per il trasporto privato ed inseriti dal 2020 nella micro-mobilità urbana, per lo sviluppo della cosiddetta mobilità sostenibile. Lo scopo nobile di questi mezzi elettrici, la cui diffusione è stata agevolata attraverso il bonus monopattino che rientra negli incentivi per la mobilità sostenibile, è fuori discussione.



Ma oggi, alla luce della diffusione nelle grandi e piccole città e degli innumerevoli incidenti stradali di cui si sono resi protagonisti, vanno regolamentati. E vi spieghiamo bene perché.

Monopattino elettrico: cos’è, come funziona e perché non può essere considerato un giocattolo

Per capire il perché della necessità di una normativa che disciplini i monopattini elettrici in Italia, dobbiamo chiarire anzitutto cosa sono i monopattini elettrici. Il monopattino elettrico è un veicolo a due o più ruote che si muove grazie alla spinta di un motore elettrico che funziona con una batteria ricaricabile: è composto da una piattaforma poggia piedi, un manubrio con attacco a T dotato di acceleratore e freno a mano, due ruote e sospensione anteriori e posteriore.

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I monopattini elettrici raggiungono fino ai 20 km/h, ma in alcuni casi possono addirittura superarli. Non di rado sul web è possibile imbattersi in portali che vendono monopattini elettrici che superano i 40 km/h. Ma esistono anche dei trucchi che permettono di manomettere i monopattini elettrici per farli andare più veloci. Come? È un gioco da ragazzi.

Manomettere un monopattino elettrico è un gioco da ragazzi

La struttura locomotoria di un monopattino elettrico è composta da batteria (che può essere al litio, al piombo acido e al nichel), motore (fondamentale per determinarne la potenza) e il regolatore di velocità. Ed è proprio quest’ultimo che può essere manomesso, inviando una maggiore alimentazione al motore in base alla posizione dell’acceleratore. È un componente elettronico nascosto all’interno del monopattino elettrico che controlla il flusso di corrente dalla batteria al motore. È formato da un controller che riceve input dall’acceleratore e dai controlli elettronici del freno e li traduce in una corrente che viene inviata al motore del monopattino elettrico. I controller sono classificati in base alla tensione e alla corrente che sono in grado di regolare. Con tensione massima, si invia più elettricità al motore, che può andare più forte. Di questo problema, e non solo, se ne discute da tempo.

La regolamentazione dei monopattini elettrici

L’ultima relazione inviata dalla confederazione delle autoscuole italiane (la Confarca) risale al mese di luglio scorso, ed il titolo è molto eloquente: ““Ogni veicolo condotto da un conducente senza formazione può diventare un’arma”. “Per guidare un veicolo sono necessarie delle conoscenze e delle competenze specifiche, perfino esperti a livello mondiale di intelligenza artificiale di guida autonoma quali Elon Musk (CEO di Tesla) attualmente hanno ammesso che è una grande sfida”, scrive Christian Filippi, segretario nazionale della sezione autoscuole della Confarca, nella relazione sui monopattini elettrici presentata alla Commissione Trasporti della Camera.



“Le conoscenze personali sono insostituibili nella guida di un veicolo perché l’esperienza riesce a far gestire al singolo individuo anche il caso fortuito. Portando il discorso di discussione, attualmente non possiamo essere certi che tutti gli utenti di monopattino a propulsione prevalentemente elettrica siano a conoscenza delle norme o abbiano frequentato un corso di educazione stradale nella scuola dell’obbligo, vuoi perché non sono stati terminati gli studi, vuoi perché non sono stati organizzati in ambito scolastico, vuoi perché soggetti arrivati in Italia dopo l’età scolare; per farla in breve un serie di soggetti che non hanno la conoscenza delle norme basilari riguardanti la circolazione stradale. Se si è convinti del contrario si è in errore. Il monopattino in se per se non è uno strumento pericoloso strumento visto massa e velocità ma l’utilizzo che ne potrebbe venir fatto, la facilità di manomissione delle parti elettroniche e di taratura della velocità ed il caso fortuito potrebbero trasformare questa valida alternativa di mobilità sostenibile in un ulteriore “tallone di Achille” per la sicurezza stradale”.

Perché una legge sul monopattino elettrico è necessaria

Dall’inizio del 2021 sono stati 6 i decessi a causa di incidenti con monopattini elettrici. Due anni fa, cioè prima del bonus per l’acquisto del monopattino, nella sola città di Milano – secondo l’Onlit – i 15mila monopattini stimati hanno fatto registrare 273 incidenti, elevando il rischio al 2%, 5 volte quello delle auto e quasi il doppio rispetto bici, e feriti nel 92% dei casi. Troppi, decisamente.

Sul tavolo della Commissione della Camera ci sono attualmente quattro proposte di legge per regolamentare l’uso dei monopattini elettrici in Italia: uso del casco in monopattino, formazione con un attestato conseguibile dopo 4 ore di lezione, luci di direzione e di arresto figurano tra le possibilità per rendere più sicura questa forma di micromobilità. La politica promette una legge per mettere in sicurezza chi usa questo mezzo, che dovrebbe arrivare a breve. Una sicurezza necessaria, da non intendersi liberticida nei confronti della mobilità sostenibile: formazione significa maggiore cognizione e meno incidenti stradali. E nessuno vuole limitare o affossare la futura mobilità nelle grandi e piccole città italiane, ma soltanto normalizzarla.

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